INTERVISTE PSICOESTETICHE
N.2
Rino Matta
GENTILEZZA TELLURICA
Rino è un hair stylist, vive a Modena con la sua bella famiglia, circondato dal verde in una casa che ha voluto ristrutturare completamente, capendo e sentendo su di sé l’estetica di Glifo. Siamo clienti l’uno dell’altro da molti anni e posso dire con certezza clinica che Rino è un’esteta nel senso ontologico del termine. Non per la sua professione, perché lo sarebbe stato anche avesse scelto una carriera nella contabilità bancaria, ma perché è una di quelle persone che attraverso le cose belle si connette ai sentimenti e alla ricerca del significato dell’esistenza.
Come tutti gli individui sensibili a questi temi, fatica molto nel darsi delle risposte, ricercandole con impegno, dedizione, a volte ossessione e persino confusione. Un caos fecondo e multi-direzionale che lo fa stare scomodo su ogni sedia che prova e lo spinge ad alzarsi, domandarsi, cercare altre direzioni per migliorare. Eppure nella sua professione, che a volte può essere frenetica e isterizzante, trasmette calma, gentilezza, riflessività. È raro che un irrequieto d’animo, un ricercatore di senso, non sia ansiogeno, ma è tipico di quando si è intuito il valore di vivere pienamente il tempo.
Dall’intervista emerge un funzionamento cognitivo basato sul pensiero divergente, orientato alla creazione e all’immaginazione, con una certa difficoltà a convergere su scelte uniche e definitive. La sua incessante ricerca interiore conferisce un tono etico, quasi sacrale, al suo concepire la vita e il lavoro. Quello che più lo caratterizza è una strutturazione esterna solida e pacifica ma che avvolge una grande tensione interiore, data dalla difficoltà di conciliare questo controllo con una spinta espansiva tendente alla ridefinizione continua del Sé.
I suoi elementi archetipici solo la pietra e l’acqua, una pietra lavica ancora calda come appena partorita dalla terra, esito di una eruzione effusiva sottomarina che ne fredda all’istante la superficie esterna, dandole forma ma lasciandone intoccato il cuore magmatico fluido e mobile. Concretezza e sentimenti, stabilità e libertà massima, sicurezza scatolare ed abbattimento di ogni confine, sono gli attori di questa dialettica.
Il bisogno di contatto con la natura esprime la necessità di abbattere i muri e gli spazi, di attenuare la barriera tra interno ed esterno e recuperare una dimensione comunque meditativa. Il rumore interiore necessita di ordine, silenzio e grandi volumi, non solo per dare sollievo, ma per poter riecheggiare, come sui rebbi di un diapason, tutte le infinite volte che si rende necessario per assimilarlo ed elaborarlo. È da questo che nascono l’ispirazione, la creatività ed il motore della crescita.
L’aspetto lapideo ed acquatico si estende a trattamenti murari dalle nuance fortemente materiche e opache, come sabbia compressa dalla gravità e poi scavata dalle onde. Superfici perfette per assorbire ogni sovra-stimolazione cognitiva ed accentuare quelle sensoriali, compreso il tocco di una luce mistica, radente e mobile come quella che filtra in un bosco.
Un’estetica di un ambiente ibrido tra attività quotidiana e meditazione, in cui quiete e inquietudine colludono per accendere la scintilla creativa, disattivare istanze distruttive e cristallizzarle in ispirazioni. La spinta incontrollata di una forza tellurica che produce arte quando incontra la gentilezza del mare.
Nel render artistico:
Un tavolo dalle superfici opache e materiche dove sedere e pensare, dove nutrirsi di idee e all’occorrenza anche nutrire il corpo. Ma anche dove specchiarsi per via di una parte lucidata a specchio e riempita di un velo d’acqua: a metà tra arredo e geografia, tra oggetto di lavoro quotidiano e altare sacro. Collocato in uno spazio vuoto perché comunque pieno di energie e invaso dalla natura.
La luce del sole e della luna piena che filtrano dai rami degli alberi lo colpiscono nel punto in cui i vortici interiori trovano pace ed espressione aurea nel sollievo della perizia delle mani.

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