INTERVISTE PSICOESTETICHE
N.3
Chiara Bassi
PACE CRUENTA
Chiara è una scrittrice enogastronomica di successo, sommelier, nomade digitale per inclinazione, futura designer e cittadina del mondo per desiderio del cuore. È nata a Faenza, attualmente vive a Torino, ma ha vissuto ovunque abbia desiderato perché è essenzialmente un’idealista volitiva e traduce in azioni pratiche e concrete i suoi ideali. Il suo pensiero è in continuo movimento come se fosse scomodo nella quiescenza, mentre il suo universo emotivo si offre con la stessa complicata-semplicità con cui degusta e gode di un vino complesso.
Ciò che più colpisce di Chiara non è la ricerca del bello fine a sé stesso, ma la capacità di sentire l’estetica come rifugio, cura, risposta esistenziale. Una pelle bellissima che avvolge le sensazioni e le traduce in spazio, ma decisamente troppo sottile, che nonostante affascini e nutra la sua multipotenzialità cognitiva, non le restituisce sempre tutto il calore e la protezione di cui necessita. In lei si percepisce una relazione profonda con la serenità, non come fuga dalla realtà, ma come spazio di pacificazione interna, ed un bisogno di contenimento e rigore emotivo.
La sua identità estetica è un ibrido complesso che assembla da un lato un orientamento verso l’ordine sobrio, l’armonia materica e la natura più alta e raffinata delle cose; dall’altro un geyser creativo, incontrollato, canalizzato da intuito e impulsività, che non si piega alla pianificazione ossessiva ma trova struttura in un massimalismo polivalente e multidirezionale. É un motore che sia autoalimenta cercando ordine e generando caos in un ciclo di costruzione e distruzione mitologico.
Terra e acqua sono gli elementi archetipici che meglio incarnano la sua personalità pragmatica e radicata ma unita ad un profondo e liquido mondo emotivo, l’una immediatamente esperibile, l’altro sottostante ed in parte celato. La traccia olfattiva che emerge dalla sua intervista, e che assume particolare rilievo visto il suo mestiere, è ben rappresentata dal dittico note di benzina-fermentazioni aromatiche, che racconta di un Io che non teme la contraddizione e gli accenti forti, ma li integra nel suo modo di sentire e di evolvere.
La ricerca di equilibrio e di senso, la necessità di spazi estetici che appaghino l’edonismo e che siano al tempo stesso fonte di cura e rigenerazione, si inverano nel suo caso in un ambiente a metà tra interno ed esterno, un giardino interiore che espone il suo mondo liquido tra le frammentazioni della pietra. Uno spazio bello in senso zen dove denudarsi delle sovrastrutture ed esporre le proprie ferite ed i propri piaceri in un recinto protetto, fino a perseguire una riconnessione ed una scoperta della propria vera natura.
Un processo che le costa impegno e fatica e che si lascia dietro una lunga scia di conquiste, successi, raggiungimenti e progetti. Tante vite in una sola, tante direzioni per un solo vettore, innumerevoli approdi possibili ma nessuno quello definitivo. La meta più importante? Scendere nel profondo e siglare con se stessa un trattato di pace cruenta.
Nel render artistico:
Un hortus conclusus: l’ambiente che si cerca quando il mondo interiore ed esteriore è troppo veloce: un luogo per sedersi e respirare, per guardare l’acqua immobile come uno specchio, per sentire senza rumore il battito delle proprie idee, creare, immaginare, affrontare i propri demoni ma anche concedersi di fermarsi e perdonarsi. Un rifugio percettivo e catartico alle pendici sacre dell’albero della vita, dove potersi abbandonare completamente:
Che sia un urlo disperato di dolore o un selvaggio grido di piacere.

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